Turi (Puglia) - Il Culto universale dei Santi Medici - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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Turi (Puglia)

Il Culto

a venerazione di Turi, in provincia di Bari, per i Santi Medici é molto sentita. Questo lo testimonia l'esistenza, nella chiesa di santa Maria Assunta, di una capella dedicata ai 

Santi Medici, l'unica che non è stata interessata dalle profonde trasformazioni settecentesche, probabilmente perchè essa era il Mausoleo della famiglia baronale dei Moles, originaria di Gerona 

(Spagna), padroni del feudo di Turi dal 1550 al 1752, quando lo vendettero ai Venusio di Matera. Il sontuoso ingresso immette in uno spazio quadrangolare sormontato da una cupola. Sull'altare lapideo, in tre nicchie, le statue policrome della Madonna della Stella, dei santi Cosma e Damiano, in alto l'Eterno Padre. L'aspetto della Cappella è rinascimentale, mentre le sculture pare che siano state eseguite da Stefano da Putignano; il tutto databile alla seconda metà del XVI secolo.

Più tardi, correva l'anno 1953, in seguito all'evento prodigioso accorso a Modesto Di Noia, la devozione a Turi verso i Santi Medici era molto sentita, tanto che  don Vito Antonio Pugliese, parroco della chiesa di San Giovanni Battista, messo al corrente del desiderio di Modesto, si adoperò per interpellare lo scultore Giuseppe Stuflesser di Ortisei (Bz) affinché realizzasse le statue “processionali” dei Santi Medici di legno. Arrivarono a Turi in treno il 18 ottobre del 1955 e furono poste nella stanza-ingresso 

della casa di Modesto, in via Casamassima, per essere venerate. La caratterizzazione fisionomica, nella posa e nella foggia degli abiti, è molto vicina a quella dei Santi Medici venerati ad Alberobello e a Putignano. Bellissimi! San Cosma (sànde Còseme), il gemello maggiore, ha nella mano sinistra la Croce e la palma, nella mano destra un libro di medicina. San Damiano (san Palmeiène) ha la palma del martirio nella mano sinistra e la mano destra sul cuore. I Santi hanno il turbante, una collana a cui è appeso un cuore, e indossano abiti orientali.
La novità si sparse per il paese e incominciò man mano il pellegrinaggio. La devozione cresceva; col tempo cominciò a prendere forza anche l’idea di realizzare una piccola chiesa nel giardino adiacente alla casa che li ospitava; vista soprattutto la grande partecipazione alla recita del Rosario. La gente andava, a volte a qualunque ora, perché voleva pregare lì, sí, dov’era avvenuto il miracolo. Si seppe ovunque. “U sèje ca Modèstine av’avùte la grazeje dè Sànde Mìjedece!”. Penso questa frase: Còseme e Dameiène Sànde, facìte stèje bbuène tùtte quànde! Molti  

lasciavano soldi, preziosi, fiori, ceri, pensieri. Modesto era sensibile, paziente e di parola. Lui e la moglie, Rosa Bulzacchelli, servendosi dalla ditta Guerra, operante in Bari vecchia, con i proventi delle offerte provvidero all’acquisto delle aureole, dei candelieri, dei portafiori. Molti sollecitavano una festa di quartiere. Sennonché “Era diventato difficile gestire l’affluenza!”. Allora, consigliati dai Parroci, decisero di donare le statue dei Santi affinché stessero in un luogo sacro piú grande e disciplinato da orari. La gente pianse. 
Ogni Parrocchia ambiva ad averli nella propria. Episodio curioso è che i forestieri, per sapere dov’era l’abitazione di Modesto Di Noia, domandavano: Scusate, sapete dove abita il padrone dei Santi Medici?”. Beh! Nel mese di giugno, domenica 4, dell’anno 1961, con una solenne e sentita cerimonia, su decisione del vescovo mons. Gregorio Falconieri, le statue dei Santi Medici furono portate nella piccola chiesa dell’Oratorio e collocate sull’altare maggiore, nelle nicchie laterali a quella centrale, dove domina la Madonna Ausiliatrice, statua scolpita dallo stesso Giuseppe Stuflesser il 1950.
A don Giovanni Cipriani, anima dell’Oratorio, generoso e creativo, fu consegnato ogni bene offerto dai fedeli ai Santi durante la permanenza nella casa del miracolato. L’ atto etico e l’atto di donazione, scritti alla consegna delle statue dei Santi Medici, vogliono che il miracolato e la moglie “conservino il diritto-dovere (e, dopo la morte, gli eredi) di seguire i Santi in prima fila, e portare il cero (u cìgle) durante la processione”. Ancora oggi, tutti gli eredi, in testa a una fila interminabile di uomini e di donne, partecipano alla processione dando così continuità all’impegno assunto dal miracolato. Di Modesto Di Noia si dice: “ Non voleva si pensasse che le offerte fossero una sua rendita privata”. Però, all’epoca della consegna delle sacre immagini, monsignor Falconieri non rilasciò l’autorizzazione all’effettuazione della processione. 

Il successore, vescovo monsignor Antonio D’Erchia, il 22 agosto 1985, dopo la consacrazione della nuova chiesa parrocchiale “Maria Santissima Ausiliatrice”, annessa all’Oratorio, concesse l’autorizzazione per la processione e per la festa. Si formò subito un Comitato permanente che stabilì di festeggiare il 25 settembre il Santissimo Crocifisso, il 26 settembre i santi medici Cosma e Damiano. I Santi sono portati in processione a spalla. I portatori volontari sono 80, a volte 100, tra questi, tutti i Medici e circa 10 donne. 
La festa ogni anno è piú bella, semplice e avvolta nel calore tipico della festa di quartiere, questo grazie alla sensibilità di don Maurizio Caldararo, alberobellese, che sa coordinare e sa coinvolgere religiosamente, oltre a dare continuità alle brillanti attività svolte nell’Oratorio. Fiori, tanti fiori. Gente, tanta gente. Messe, figurine benedette; sempre baciate e conservate con cura, ovunque, a proteggere persone. Speranze e preghiere, calendari. La strada dell’Oratorio, dopo la processione, si riempie di gente per il tradizionale passeggio tra palloni e caramelle, venditori di nocelle. La Banda Musicale, fondata da don Giovanni Cipriani, allieta la comunità, che vive con molto orgoglio e gioia questi incontri vicino all’Oratorio. Vago odore di mosto, famiglie al primo vento d’autunno: tra musica, chiacchiere sotto le luminarie e… “Ti ricordi?...” Volti confidenti nella crescita di sentimenti buoni, sinceri. Foto d’ultima festa dell’anno.

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