Scano al Brembo - Il Culto universale dei Santi Medici - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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Scano al Brembo

Il Culto

na delle attestazioni più antiche della presenza di una chiesa nel territorio di Scano si ha nella prima metà del XIII secolo, quando in diocesi vennero a costituirsi, accanto all’ordinamento per pievi, i primiceriati. Nell’elenco delle chiese sottoposte a censo del 1260 era 

attestata a Scano la chiesa di San Damiano, sede primiceriale. Ulteriore attestazione di questa chiesa risale al XIV secolo: di quell’epoca, infatti, ci sono pervenuti una serie di fascicoli che registravano le taglie e le decime imposte al clero dai Visconti di Milano e dai papi; un’ordinanza del 1360 di Bernabò Visconti riportava dapprima un indice generale, "nota ecclesiarum", delle chiese e monasteri di Bergamo, per poi specificare per ciascuno di essi le rendite e la tassa, nominando di ogni beneficio il titolare. In questa fonte troviamo attestazione della chiesa dei santi Cosma e Damiano di Scano, nominata nella "nota" delle chiese della diocesi, come sede dell’omonimo primiceriato. Dall’attestazione dei redditi ricaviamo che, nella suddetta chiesa, era censito un solo beneficio (Nota ecclesiarum 1360).

Durante tutto il XIV secolo, Scano restò compreso nell’omonimo primiceriato che, insieme a quelli di Lallio e Seriate, rappresentava una fase intermedia dell’evoluzione organizzativa ecclesiastica rispetto alla pieve urbana e rurale. Tale circoscrizione, trasformatasi poi in plebania, perdurò fino alla risoluzione del II sinodo del vescovo Cornaro, con cui furono istituiti in diocesi i vicariati foranei e al III sinodo del 1574 (Acta synodalia bergomensis ecclesiae). Nel 1575, durante la visita apostolica dell’arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, la chiesa con il titolo dei Santi Cosma e Damiano, risultava con dignità arcipresbiterale e sede pievana, con un reddito pari a 245 lire. Le anime in tutto erano 60. Entro i confini della parrocchia era compresa la chiesa campestre intitolata a San Pietro (Visita Borromeo 1575). Il vescovo Barbarigo, durante la sua visita nel 1659, registrava un reddito del beneficio pari a 80 scudi unitamente alla chiesa di Ossanesga. Il clero era composto da tre sacerdoti. Le scuole presenti erano quella della dottrina cristiana e del Santissimo Sacramento. Nel 1667 risultavano esistenti due oratori dedicati rispettivamente a Santa Maria Elisabetta e a San Michele arcangelo. I parrocchiani di Scano e Ossanesga erano complessivamente 350 e la loro cura era affidata a un unico sacerdote. Nella serie degli Stati del clero della diocesi, a partire dal 1734, la parrocchia di Scano non compariva più come "caput-vicariae", sostituita, in quegli anni, dalla parrocchia di Ponte San Pietro. La parrocchia dei Santi Cosma e Damiano di Scano, nel 1734, aveva quattro sacerdoti e un numero di parrocchiani pari a 436 (Stati del clero 1734-1822). 

Pare che in questo periodo ci fu l'intervento di Giovanni Raggi (1712-1792) nell'eseguire un affresco nell'abside con scene del martirio dei nostri Santi. Il 24 giugno 1753, il vescovo Redetti, distaccò definitivamente dalla parrocchia di Scano la comunità di Ossanesga. Nella relazione del parroco di Scano, redatta in occasione della visita pastorale del vescovo Dolfin, la chiesa compariva ancora con dignità primiceriale. Era registrata la presenza delle confraternite del Rosario e del Santissimo Sacramento. I parrocchiani in cura erano 215, di cui comunicati 161 (Visita Dolfin 1778-1781). Nel 1861 il parroco godeva ancora del titolo di primicerio. La cura era di 326 anime. Intorno alla fine del XIX secolo, secondo quanto si desume dalle guide ufficiali della diocesi, la sede della vicaria passò di nuovo da Ponte San Pietro a Scano fino al 1932, quando il vescovo Marelli, ristabilì la parrocchia di Ponte San Pietro come sede del vicariato foraneo. Nel 1971, in seguito alla riorganizzazione territoriale diocesana in zone pastorali, la parrocchia dei Santi Cosma e Damiano martiri di Scano al Brembo, con dignità di primiceriale e plebana, insieme alla vicaria di Ponte San Pietro in cui era inserita, fu aggregata alla zona pastorale IX. 

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