Santi Cosma e Damiano - Il Culto universale dei Santi Medici - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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Santi Cosma e Damiano

Il Culto

ell'estremo lembo meridionale della provincia di Latina e del Lazio, a pochi chilometri dal mar Tirreno, affacciato sull'ampia e fertile pianura del fiume Garigliano che segna il confine con la Campania, sorge il Comune di Santi Cosma e Damiano. I nuovi popolosi insediamenti abitativi sorgono in pianura alle pendici dei colli Aurunci, su uno dei quali, stretto intorno alla Chiesa parrocchiale dedicata ai Santi omonimi, è posto il centro storico a
ridosso della verdeggiante collina di S.Maria, aperta verso il contermine abitato di Castelforte, la pianura di Suio e il massiccio vulcanico di Roccamonfina ad est. La catena del Massico chiude a sud la piana del Garigliano; ad occidente sul crinale di un colle più alto sta l'antica frazione di Ventosa.
Questo è forse l'unico Comune in Europa ad essere dedicato ad ambedue i Santi Medici, il cui culto è largamente diffuso, come testimoniano le centinaia di chiese, di santuari di cappelle e di altari a loro dedicati in tutta Italia, in Occidente come in Oriente dove sono vissuti ed hanno subito il martirio.


Il culto dei Santi Medici ha origini antichissime, se è vero, come vuole la tradizione, che la prima chiesa fu qui edificata a ricordo del loro passaggio nelle nostre terre a fine del III secolo della nostra era; intorno a questa prima chiesa sorse ben presto il primo nucleo abitato. Tale ipotesi può apparire leggendaria, ma è certo che il culto dei Santi Cosma e Damiano era già sviluppato nel bacino del Mediterraneo e nel Lazio agli inizi del VI secolo, quando a Roma, nel Foro Romano, un loro grande devoto, papa Felice IV, eresse in loro onore la splendida Basilica in cui collocò le reliquie dei due Santi fratelli.


Si ha comunque notizia, da fonti documentarie, dell'esistenza di una chiesa dei Santi Cosma e Damiano fin dall'alto Medioevo, prova di una devozione più che millenaria, che si è andata sempre più rafforzando rendendo più che reale il loro passaggio e moltiplicando nei secoli la loro presenza per le tante grazie ricevute dalle popolazioni delle nostre contrade e per l'esempio forte dato ai cristiani di ogni epoca, avendo testimoniato con la loro vita e con il loro martirio l'amore verso il prossimo e la fede in Cristo. L'attaccamento e la devozione verso di loro non si sono mai affievoliti: fino ad anni recenti i malati si facevano portare al capezzale gli oggetti che i santi hanno nelle mani, per implorare la guarigione. Le folle dei fedeli accorsi nel corso dei secoli ad invocare la protezione dei Santi non hanno pregato sempre nello stesso edificio. Nulla si conosce dell'aspetto delle chiese precedenti. Quella attuale si presenta all'esterno con l'aspetto datole dal rifacimento a seguito dei danni subiti durante la seconda guerra mondiale, caratterizzato da una maestosa scala a tenaglia e dal prospetto di accentuata verticalità. L'interno a tre navate conserva sostanzialmente la struttura della chiesa seicentesca, di stile fra il tardo rinascimentale ed il barocco; ma per la luminosità, le numerose finestre e la notevole altezza della navata centrale richiama la maestosità delle cattedrali gotiche.


Nella chiesa sono conservate altre due pregevoli immagini dei Santi: in sagrestia le statue lignee seicentesche, di recente restaurate, con il loro sguardo enigmatico e fiero nel contempo, oltraggiate, secondo la tradizione, dalle truppe francesi durante gli awenimenti del 1799 con il taglio della testa e delle mani. Nella nicchia in marmo rosso della navata di destra sovrastante un pregevole altare barocco a marmi commessi, sono collocate le statue ottocentesche dei Santi, veneratissime, che vengono portate solennemente in processione per le vie del paese il 26 settembre di ogni anno, con la partecipazione di migliaia di fedeli dei paesi vicini e di sancosimesi che ritornano da ogni parte dell'Italia e del mondo per l'occasione. La processione si conclude sul far della sera in modo spettacolare con la solenne benedizione
impartita con le reliquie dei Santi al sommo dell'alta scalinata della chiesa. Nel giorno della festa tutto il paese è pavesato con drappi di colore rosso, il colore liturgico delle feste dei martiri, per rendere onore ai due campioni della fede, vero punto di riferimento e segno dell'appartenenza ad una comunità religiosa e civile che condivide e vuole continuare a condividere gli stessi alti valori.


Il nome che porta ogni persona in qualche modo entra a far parte del proprio codice genetico, delinea un programma, si trasmette come fattore ereditario, identifica le coordinate della vita di ciascuno e traccia la via da percorrere, richiamando l'esempio di santi o di personaggi illustri con lo stesso nome. Gli appartenenti ad una comunità parrocchiale e i cittadini, credenti o non credenti, di un Comune che porta il nome dei Santi Cosma e Damiano hanno il singolare privilegio di avere un modello, che soprattutto oggi, nel terzo millennio, indica una direzione precisa e costituisce l'eredità autentica più preziosa che, attraverso la fede dei nostri padri, è giunta fino a noi. È, prima di tutto, il dovere per tutti di operare sempre con spirito di servizio nei confronti degli ammalati, dei deboli, dei bisognosi e, in secondo luogo, quello di testimoniare - in un mondo che esalta il dubbio e il pensiero debole - i valori forti della coerenza, della non compromissione, della fede, glorificando in questo modo il Cristo Salvatore per il quale i Santi Cosma e Damiano hanno versato il loro sangue.

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