Putignano - Il Culto universale dei Santi Medici - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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Putignano

Il Culto

a chiesa dei santi Cosma e Damiano (o del Purgatorio) è situata in un accogliente angolo del centro storico di Putignano. In età antica era probabilmente dedicata a Santa 

Irene. Desta infatti interesse, la tela nella cimasa dell'altare maggiore che raffigura la Santa nell'atto di difendere dalla folgore la seicentesca Putignano ancora cinta di mura [219]. Sulla facciata della chiesa campeggiano tre stemmi risalenti al 1635: lo stemma dell'Ordine Gerosolimitano, quello del Pio monte del Suffragio e quello del fondatore del Monte, Frà Marc'Aurelio Salduerio. Dopo la prima metà del '500, l'edificio venne ampliato in seguito ad un incendio che ne aveva distrutto il soffitto, mentre nel 1748 venne rifatta una parte della facciata. L'interno, a unica navata e con volte a botte, risale al '500. Sull 'altare maggiore campeggia una tela di grande dimensione che raffigura La Trinità con i santi Michele, Cosma e Damiano, e le anime purganti. Lo stile pittorico delle tele è 


sicuramente riconducibile alla scuola dei pittori pugliesi Francesco Antonio Altobello e Nicola Gliri [242]. A sinistra dell'altare maggiore, dal vano della sacrestia, tramite una stretta e tortuosa scala, si accede a un piccolo coro ligneo del '700 delimitato da una balaustra finemente decorata.L'altare di sinistra è arricchito da una bella tela del Carelli, pittore di Martina Franca, raffigurante San Gaetano da Thiene; sul secondo altare di sinistra si può apprezzare una tela con Santa Lucia, opera del pittore bitontino Altobello. A destra della navata, una tela che raffigura sant' Andrea di Avellino in estasi del Carelli realizzata nel 1775 e una Madonna con Bambino realizzato probabilmente da Altobello.
Nel 1632 venne istituito il Pio Monte del Purgatorio con la Regia Cappella di 13 sacerdoti ufficiali, per l'amministrazione delle rendite e per provvedere al culto di suffragio verso le anime dei defunti.
Secondo gli AA. Audrey Maria Noemi e Angelo Martellotta [257] a Putignano in una piccola cappella di una casa settecentesca, linda e ben decorata, si possono ammirare quattro busti lignei di santi, effigi di san Cosma e di san Damiano e di altri due fratelli che potrebbero essere sant’Antimo e sant’Eupreprio o, in luogo di uno di questi ultimi, san Leonzio. In origine le sculture verosimilmente saranno state cinque, quanti erano i figli di Teòdota (o Teòdata), la madre dei Santi Medici.
Cosma e Damiano sono immediatamente identificabili dal copricapo alla turca con alla base una fascia di tela dorata segnata da linee oblique tendenti al marrone; caratteristica questa che si ritrova in modo particolare nelle statue di Alberobello e di molte altre località. Sulle spalle i due anàrgiri indossano la cappa, ridotta alla dimensione di una mantellina, iscurita, con colletto color oro. La cappa, che nel passato era in uso tra i medici, oltre ad essere il segno distintivo della professione medica, piú della veste, permetteva alle braccia il movimento meno impacciato, potendo essere ribaltata sulle spalle durante le cure. Il Beato Angelico la pose sulle spalle dei Santi nella sua predella del Miracolo della gamba nera e in Madonna in trono con il Bambin Gesù e i Santi nel Museo di san Marco in Firenze. Altri pittori vollero rappresentare i Nostri con il lucco, un ampio mantello rosso, come si nota nella Pala del NoviziatoMadonna in trono con il Bambino attorniata dai santi Francesco, Cosma, Damiano e Antonio da Padova, di Filippo Lippi, collocata nella 
Galleria degli Uffizi in Firenze; anche Sandro Botticelli, Alessio Baldovinetti, il Pesellino e parecchi altri artisti preferirono coprirli con vesti rosse dotate, in alcuni casi, di tagli verticali per le braccia.
I “quattro fratelli di Putignano” hanno fluenti capelli che ricadono sulle spalle: quelli di Cosma e di Damiano sono in parte celati dal copricapo, quelli dei due santi non medici s’incurvano alle estremità. In celebri dipinti, il copricapo, che era effigiato somigliante a quello che i dottori dell’epoca indossavano, poteva essere rotondo come quello dei sacerdoti, oppure simile a un obice; è evidente nelle pale del Beato Angelico, nel fiorentino Lorenzo di Bicci, nei senesi Sano di Pietro e Matteo di Giovanni. I quattro busti di Putignano, privi degli arti, sono tutti a spicchi, argentati e con mantellina, come s’è visto quelli di Cosma e di Damiano, mentre i busti degli altri sono scuri e privi del mantello; ogni busto della misura di cm 28 x 22, converge sull’addome che poggia su piedistallo dorato alto cm 15, tipicamente settecentesco, a volute aperte e chiuse racchiudenti rametti e fiori, del tutto simile nel disegno ai piedistalli, di proporzioni ben piú ampie, che reggono in Alberobello le statue dei due anàrgiri.
I volti, barbuti, sono giovanili e si somigliano tra loro. L’ iride di uno tende all’azzurro. Di un altro si coglie la tristezza dalla caduta delle palpebre, caricata dalle sopracciglia lineari e disposte ad arco. L’ Autore, ignoto, avrà seguito l’iconografia tradizionale, ma ispirandosi ad un criterio di assoluta essenzialità: di certo avrà dato principio a Cosma, per poi realizzare Damiano e via via gli altri tre fratelli, che la storia dice decapitati a Egea sul finire del IV secolo per volere del prefetto romano Lisia.
Dove sia la quinta statua, probabilmente di fattura ridotta, se, come si può ipotizzare, ritraeva l’ultimo dei fratelli, adolescente, non è facile appurarlo. Forse sarà stata asportata involontariamente oppure in tempi ormai remoti avrà potuto seguire, come segno di ricordo, qualcuno degli eredi dell’avito palazzo.
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