Ortelle: Cripta della Madonna della Grotta - Il Culto universale dei Santi Medici - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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Ortelle: Cripta della Madonna della Grotta

a cripta é ubicata a breve distanza dalla perduta cripta di San Vìto, ed è interna ad un banco tufaceo situato in prossimità del largo fiera, dove 

ogni anno, la quarta domenica di ottobre, si svolge l'importante fiera di San Vito e la sagra del maiale. Il monumento, al pari di altri più conosciuti esempi presenti nel Salento, può essere definito senza soverchia difficoltà un autentico palinsesto pittorico, ma soprattutto un osservatorio privilegiato per comprendere le dinamiche, le rotte culturali, le scelte e i cambiamenti del gusto registratisi dal Medioevo all'età Moderna [234].

La parte sub divo si caratterizza come una sorta di facciata parzialmente rivestita in muratura (tufo) e posta ad OVEST, dove si osservano alcune nicchie, una finestrella quasi certameate successiva alla prima facies costruttiva, due porte di ingresso ed un piccolo campanile a vela assai rimaneggiato che al De Giorgi [235] ricordava quello della chiesa di Santa Marina a Muro Leccese.
Attaverso due scale voltate a botte, una delle quali, probabilmente posticcia si accede nell'invaso, che orientato sull'asse OVEST-EST, presenta tre navate, attualmente suddivise da due arcate, terminanti in altrettante absidi poste ad EST. È presumibile che in epoca imprecisata, ma certamente prima del 1888, 

l'arcata prospiciente il lato NORD ed il relativo pilastro di sostegno, siano crollati o forse siano stati appositamente abbattuti per ricavare nuovi spazi funerari. Un indizio per avvalorare tale ipotesi era stato già formulato da Giovanni Giangreco [236], il quale notava la presenza di due fosse rettangolari scavate nel banco roccioso, lì dove si innestava il perduto pilastro. Sempre secondo Giangreco [236] gli altari erano in origine quattro; i primi tre, o quel che ne resta, sono ancora collocati nelle absidi, mentre il quarto, intitolato a Santa Chiara, oggi perduto, era posto in corrispondenza della parete meridionale e nelle immediate vicinanze della prima scalinata di accesso lungo la quale è presente un'iscrizione latina, probabilmente tarda, ancora da decifrare.


Ben poco si poteva dire, sino a qualche tempo fa, della decorazione pittorica campita nella terza abside (cm 115 x 206), salvo il fatto che nella lunetta si osservava un goffo impiastricciamento del secolo scorso con al centro i santi Cosimo e Damiano ed ai lati due Santi Vescovi non meglio identificabili che gravitano su delle rozze nuvole (Fig.1). Da ricerche verbali condotte in loco sarebbe stata opera giovanile del pittore ottocentesco Giuseppe Bottazzo da Diso, autore di numerosi e bei calvari attestati nella zona, uno dei quali dipinto anche in Ortelle sulla via per Vignacastrisi. Dopo indagini stratigrafìche e, soprattutto, dopo lo stacco dell'affresco citato, è stato possibile appurare che il rozzo dipinto in esame ne obliterava uno più antico (Fig.2ancora dei Santi Medici che questa volta è possibile riconoscere, in vita dei tituli, tra i Santi Nicola e Liborìo.

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