Oria - Il Culto universale dei Santi Medici - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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Oria

Il Culto

l Santuario del Santuario di san Cosimo alla Macchia é strettamente legata alla presenza nel territorio di Oria di monaci basiliani, giunti dall'Oriente in seguito all'editto da Leone

III nel 727. Furono proprio loro a importare in Puglia il culto dei Santi Medici, portando con se le immagini sacre e le reliquie, e a contribuire allo sviluppo, nei pressi di Oria, di numerosi conventi e casali, tra cui quello di san Cosimo, in un'area senza alcuna coltivazione che spiega l'appellativo 


alla macchia’. Il casale fu attivo sino al 977, anno in cui gli Agareni lo distrussero, lasciandone in piedi solo la chiesa e parte del piccolo convento. Da allora la Cappella dei Santi Medici divenne asilo di ermiti e meta di pellegrini che, reduci dalla Terra Santa, la

visitavano prima di rientrare nei loro paesi di origine. Nel corso dei secoli furono numerose le guarigioni miracolose e la devozione verso i Santi Medici fu tale che alla fine del XVII secolo, monsignor Tommaso Francia, vescovo di Oria dal 1697 al 1719, decise di ampliare il Santuario per renderlo più consono all'aumentato afflusso di pellegrini. L'edificio seicentesco corrisponde all'attuale navata centrale, mentre l'antichissima cappella fu utilizzata come sagrestia. 


Nel XIX secolo, monsignor Tommaso Montefusco diede all'edificio la configurazione attuale, facendo aggiungere le due navate laterali. L'interno si presenta a tre navate, collegate da archi a tutto sesto. La navata destra accoglie l'altare dei Santi Medici, i cui mezzobusto lignei sono situati sotto un elaborato baldacchino dorato in stile gotico. A destra dell'altare si possono ammirare due tele di Samuele Tatulli (XVIII sec.) raffiguranti il Martirio e la Visita agli Infermi. Un'altra tela dello stesso artista, raffigurante la Gloria dei Fratelli Medici, é collocata sull'altare maggiore. Dalla navata sinistra si accede alla sala delle confessioni, alla Cappella del Crocifisso, al cappellone del Sacramento, alla sacrestia e ad alcuni vani in cui è possibile ammirare, attraverso un piano 

pavimentale in vetro, alcune strutture sepolcrali venute alla luce nel 1999 durante i lavori di rifacimento della pavimentazione, e risalenti al XIII-XIV secolo. Negli ultimi anni sono state realizzate le nuove vetrate che mostrano alcuni tra i più significativi episodi della vita dei Santi Medici e delle loro prodigiose guarigioni. La facciata, in stile neoclassico, fu realizzata alla fine del XIX secolo. Tripartita verticalmente da colonne e paraste corinzie, ha il corpo centrale con timpano trioangolare coronato sdalla statua di Gesù Redentore, scolpita dal maestro leccese Luigi Guacci nel 1901. Le parti laterali, originariamente alte quanto quella centrale, furono tagliate negli anni Cinquanta del Novecento per proporzionare la facciata ai porticati che delimitano la piazza. La torre campanaria, di forma quadrata, risale al 1939. Sulla destra della piazza si erge l'altare esterno, dedicato alla Regina dei Martiri, utilizzato per le celebrazioni all'aperto di maggio e settembre. Di fronte all'altare si trova la sala che custodisce gli ex voto, provenienti da ogni parte del mondo, mentre un androne, a destra della facciata, conduce nella piazza della fontana, dove si trova la casa del pellegrino, il cortile del mercato e il giardino zoologico, istituito dal vescovo Alberico Semeraro nel 1962 per dare sistemazione ai vari animali che arivano in dono al santuario.

Le celebrazioni principali dell'anno si tengono nella quinta settimana dopo Pasqua, nel cui giovedì ricorrono le cosiddette Pirdunanzi.
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