Monopoli - Il Culto universale dei Santi Medici - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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Monopoli

Il Culto

Monopoli la venerazione ai Santi medici si intreccia con quella di san Cataldo. Bisogna sapere che la locale confraternita di San Cataldo fu costituita nel 1464 per opera

dell’operoso pastore di Monopoli sin dal 1456, Alessandro Manfredi. Il vescovo volle l’istituzione di questo nuovo culto perché il santo era già protettore della sua città d’origine, Taranto. Insieme alla confraternita religiosa, volle una cappella attigua all’antica romanica cattedrale per accrescere e stabilizzare questa venerazione, assicurando una giusta dimora ai confratelli. La cappella sembra che fosse utilizzata (stando a fonti scritte), come cappella sepolcrale per accogliere la salma del venerato vescovo Manfredi e per il culto di San Cataldo, venerato per oltre due secoli e mezzo, sino al 1742. Quest'anno costituì un anno di vera svolta per la storia di quest’associazione, in quanto la confraternita fu costretta a traslocare, per consentire spazi per la costruzione dell’attuale cattedrale. Ai confratelli fu ceduto (attraverso autorizzazione del vescovo), un’altra cappella, ovvero la piccola chiesa, già dedicata ai santi Cosma e Damiano (oggi detta di san Cosimo vecchio), forse risalente al Cinquecento e appartenuta al Seminario diocesano. Fu in tale contingenza che san Cataldo

 “incontrò” i Santi Medici. Nei secoli a venire, i tre santi non si separeranno più.

Il trasferimento fu disposto con una permuta, (è presente una traccia), e per la quale convennero tre parti, ovvero il Seminario, il Capitolo e la confraternita. L’atto notarile fu firmato il 15 Settembre 1742 presso il notaio Felice. Per accordo, bisognava innanzitutto mantenere l’originaria devozione culturale per San Cataldo in armonia con quella dei due Martiri. Inoltre, tra i diversi vincoli previsti, il Capitolo aveva l’obbligo di costruire in questa chiesetta due sepolture col divisorio dei confratelli e delle consorelle di S. Cataldo e di alzare un muro per ricavarne una piccola sacrestia. Il Seminario continuò comunque a solennizzare la festa dei Santi Medici in data 27 Settembre. Nel tempo il culto di San Cataldo fu sostenuto in sintonia con la devozione che i monopolitani già riservavano ai santi Cosma e Damiano, anche se i due taumaturghi erano “ santi di casa” a Monopoli da vari secoli. Infatti era presente a Monopoli nel 1179 un “rione” a loro dedicato e nell’agro, presso l’antica cripta rupestre di S. Andrea e Procopio, (dov’è tutt’ora presente) un affresco raffigurante i due Taumaturghi.

La confraternita continuò ad operare presso la nuova sede della piccola chiesa di san Cosimo “vecchio”, e nel tempo si ebbe altresì una crescita del numero di confratelli iscritti e un’affermazione della festa dei Santi Medici. Le Regole della confraternita (approvate nel Maggio 1768), descrivono la rilevanza che veniva riservata al 10 Maggio, giorno di San Cataldo. Il 9 luglio 1847 la festa di San Cataldo, venne assegnata da papa Pio IX al giorno 15 Maggio in Monopoli. Sempre nelle Regole, era spiegato, inoltre, come entrare nella Confraternita: era necessario una “sorta di curriculum vitae”, dichiarando l’impegno di servire san Cataldo per godere della sua protezione in vita e in morte. La persona che vi entrava, doveva essere altresì di buoni costumi e fama e di “sincero animo incline alla devozione”. Veniva respinto chi manifestava ambizioni.

Negli anni, il culto dei Santi Medici finì per sovrastare quello di San Cataldo, tanto che la confraternita si adoperò nell’acquisto di due simulacri dei Martiri, risalente forse ai primi anni dell’Ottocento. La piccola chiesa di san Cosmo si rivelò essere piccola in spazi, visto il crescente numero di fedeli, la cui venerazione non era sentita solo da gente monopolitana. Il sodalizio, con i suoi tre santi, (tra storie e storielle) si trasferì presso la sontuosa chiesa di S. Domenico, attuale sede, all’epoca cedutale dal Municipio. I confratelli della suddetta confraternita indossano la mozzetta contraddistinta dal colore celeste [210]

Dal racconto emerge che per i monopolitani i Santi Medici , Cosma e Damiano, pur non essendo mai stati ufficialmente patroni, la comunità onora con festeggiamenti quasi pari a quelli riservati alla protettrice, la Madonna della Madia. Una tipica ed autentica “religione del popolo”, in quanto la comunità preferiva avere a portata di mano ( e di preghiera) i medici santi; un tramite attraverso cui raggiungere Dio. I santi medici Cosma e Damiano erano, per tradizione, guaritori generici di grande fama, tra l’altro già patroni di medici, di chirurghi, di farmacisti e barbieri. Invocati soprattutto dalla gente nei momenti difficili dell’infermità, si ricorre a loro quasi a conforto, poiché la malattia è uno degli “imprevisti” più difficoltosi della vita di un essere umano.
Un sentimento religioso che è stato coltivato in varie forme: in modo personale, ex voto, visita al santuario; così come in forma comunitaria durante la festa, che in loco si tiene il primo fine settimana di giugno.
Le forme di devozione erano in genere proporzionali alla difficoltà del caso .Ci potevano essere addirittura delle pratiche estreme, come quella della lingua "strascenine", che serviva a scuotere violentemente il santo e farlo intervenire.
In occasione della ricorrenza dei Santi Medici ad Alberobello (27 Settembre), attualmente, gruppi di fedeli più devoti raggiungono a piedi Alberobello (prima si andava con le sciarrette, delle piccole carrozze con cavallo), partendo da Monopoli, ognuno con un proprio cero, proprio per assistere alla prima messa mattutina.

Proprio il cero assumeva anch’esso importanza, in quanto le sue dimensioni, specialmente in passato, erano proporzionali alla grazia e che nel corso degli anni addirittura potevano crescere ulteriormente, soprattutto se il santo non si mostrava solerte nell’intervento. Tanti sono i ceri accesi in chiesa e in processione, che hanno assunto così una funzione celebrativa nei confronti dei Santi Medici, punto di riferimento indispensabile per i fedeli.
I fedeli di una volta, inoltre, cercavano in ogni modo di “conquistarsi” la salute terrena e donavano quindi, ex- voto, degli oggetti preziosi che denotavano rinuncia e sacrificio (anelli, orecchini, bracciali). Tutti questi oggetti venivano anche appesi alle loro vesti o posti ai polsi delle statue.
Altra tipica devozione (soprattutto del passato) era l’offerta di olio per alimentare le lampade votive ; tante le persone che, qualche giorno precedente ai festeggiamenti, si recava a raccogliere il prezioso “olio verde” presso i frantoi della contrada.

La festa in onore dei Santi Medici viene celebrata per tre giorni durante il primo fine settimana di giugno. A decretare l’apertura dei festeggiamenti e a sancire uno dei momenti più corali del programma è il mattutino appuntamento che inizia dalla chiesa di S. Domenico e irrompe con un’enorme folla di partecipanti nella routine della città.

Si inizia con l’esposizione della statua lignea di San Cataldo, su di un sontuoso “altarino”presso Largo Plebiscito. “Un modo” per ricordare anche questo santo originario, dell’Irlanda, per il cui culto ha avuto genesi l’omonima confraternita locale e che più tardi ha finito per essere assorbita dal culto dei Santi Medici.
I fedeli si radunano dinanzi la chiesa di S. Domenico in attesa dell’uscita dei Santi, dove ad attenderli c’è anche la banda cittadina, pronta ad “allietare e salutare” l’uscita; segue la processione.

In processione, le due statue, con toghe dottorali di puro stile spagnoleggiante, sono dinanzi la statua lignea di San Cataldo , dal vistoso mantello color giallo, portato anch’esso in processione. I tre santi procedono insieme, portati a spalla per tutta la processione. Intorno alla metà del secolo scorso sfilavano anche i simulacri di S. Vincenzo de’Paoli e S. Domenico, presenti in chiesa.

Le immagini vengono portate in Cattedrale, e da qui ripartono la sera del giorno dopo per una lunga e conclusiva processione che, attraversando il cuore del paese vecchio, antico fulcro dell’origine culturale, si scioglie nella Chiesa di S. Domenico. I fedeli, in solenne processione, portavano, negli anni passati, sempre un cero acceso.
Netta la dominanza del nero nelle vesti delle consorelle e nel mantello dei santi (che portano in mano la palma, simbolo del martirio e ai piedi la cassetta dei ferri chirurgici).
La festa è altresì caratterizzata da un tripudio di luci, suoni e colori: quelli delle bancarelle, delle luminarie, delle gente che passeggia, tutto riversato nei dintorni del borgo, della villa comunale di Monopoli e strade attigue.

La processione si conclude la domenica sera nella chiesa di S. Domenico, per salutare e dare un segno di gratitudine ai Santi, che non danno mai le spalle ai fedeli. La festa, segno di identificazione e condivisione, dalle origini antiche (si pensi al cristianesimo) trova delle proprie usanze: in questo caso, quella di preparare o acquistare la focaccia con le patate.

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