Roma, Chiesa di Santa Maria Antiqua - Il Culto universale dei Santi Medici - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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Roma, Chiesa di Santa Maria Antiqua

Il Culto
anta Maria Antiqua fu fondata alla metà del VI secolo, sulle pendici nordoccidentali del Palatino. E' il più importante monumento cristiano del Foro Romano ed un
elemento chiave per interpretare e comprendere lo sviluppo del Foro durante il Medioevo. Santa Maria Antiqua rioccupò e riutilizzò antichi edifici pagani preesistenti. Le sue pareti sono coperte da un'eccezionale raccolta di dipinti murari che, complessivamente, occupano una superficie di 250 
metri quadrati e che vanno dal periodo della fondazione della chiesa fino all'VIII secolo d.C. [204]. Santa Maria Antiqua è uno degli esempi più significativi dell'adattamento e della rifunzionalizzazione di un edificio pagano preesistente. Sulle sue pareti si conserva un'eccezionale raccolta di dipinti murali (circa 250 metri quadri), che vanno dal periodo di fondazione fino al secolo VIII. Sono testimonianze uniche, a Roma e al mondo, per la conoscenza dello sviluppo dell'arte altomedievale e bizantina. Infatti, quasi la totalità del patrimonio pittorico coevo, esistente nell’Impero Bizantino, andò distrutto durante l'iconoclastia [205].
La chiesa venne consacrata nel VI secolo d.C. e decorata, durante i tre secoli successivi, con le pitture murarie che tuttora la contraddistinguono in parte. Affreschi che sono documenti eccezionali ed unici dell'arte altomedioevale a Roma. Un'unico frammento dell'epoca della fondazione è sopravvissuto: lo strato dipinto (dei sei complessivi) che raffigura la Madonna in Trono adorata da un angelo. La maggior parte delle decorazioni parietali risalgono al tempo di papa Martino I (649-653), il quale venne martirizzato da Costante II di Costantinopoli. Altri, invece, sono dell'epoca di Giovanni VII (705-707), cresciuto sul Palatino come figlio del custode dei palazzi 
imperiali. Durante il periodo di Zaccaria (741-752) venne eseguita la Cappella di Teodoto, che prende nome dal donatore, un nobile romano che stabilì, in qualità di ambasciatore papale, i primi contatti con i Franchi. L'ultima decorazione dell'abside risale a Paolo I (757-767), che fece anche eseguire estesi cicli pittorici lungo le pareti delle navate laterali.
Molti degli intonaci sono caratterizzati dalla presenza di un'altissima percentuale di legante (calce) e dalla presenza di fibre vegetali (paglia o pula di grano), che sono proprie della tradizione bizantina e attestano la provenienza orientale delle maestranze che qui lavorarono. E' conservata anche una decorazione parietale in opus sectile, oltre ai resti di una decorazione musiva, risalenti entrambe all'età pagana dell'edificio.

Durante il terremoto dell'847 il sito venne danneggiato, porzioni di muro crollarono dal Palatino e finirono per seppellire la chiesa e determinarne l'abbandono. L'edificio religioso venne rifondato vicino al tempio di Venere e Roma con il nome di Santa Maria Nova (attuale Santa Francesca Romana).
Nel 1617 sopra le macerie di Santa Maria Antiqua, dove sono gli archi di scarico, venne costruita la chiesa di Santa Maria Liberatrice, al livello delle colonne del tempio dei Castori. Nel 1702, durante degli scavi eseguiti nel giardino di questa chiesa, venne ritrovata la parete di fondo della sottostante e dimenticata chiesa di Santa Maria Antiqua. Nel 1900 Giacomo Boni scopre la chiesa, trova una lastra marmorea con la dedicazione e fa distruggere la chiesa di Santa Maria Liberatrice. 
Il restauro del 1900 fu piuttosto invasivo. Si utilizzò un cemento chiamato di Portland, contenente grosse quantità di sali che, entrando nella pellicola pittorica, finirono per provocare il distacco delle pitture. I restauratori, allora, fissarono parte degli affreschi con una sottilissima carta chiamata carta giapponese, mentre fu necessario staccarne altre parti per porli su un supporto.

La cappella dei Santi Medici può essere identificata come il diaconicon della chiesa di Santa Maria Antiqua, uno degli ambienti di servizio adiacente al presbiterio, tipico delle chiese bizantine. Essa è delimitata da alte pareti ed è illuminata da un unico finestrone posto sul lato nord dal quale entra una luce indiretta e soffusa che contribuisce alla realizzazione della soave atmosfera di questo spazio. Il nome della cappella si riferisce al ciclo pittorico delle pareti datato al tempo di Papa Giovanni VII (705-707) che 
presenta grandi figure di santi anargyroi o guaritori che non accettano denaro. Grazie alla presenza di queste figure, secondo uno studio recente la cappella veniva utilizzata per il rito dell'incubatio, cioè i malati in cerca di guarigione che vi meditavano durante la notte. 

Sulle pareti sopravvivono anche intonaci ed altri elementi che documentano la decorazione dell’ambiente in epoca pagana; mentre una croce gemmata dipinta direttamente sul muro laterizio nella parte inferiore della parete ovest sembra testimoniare l’utilizzo della cappella anche dopo l’abbandono della chiesa nell’847.
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