Isernia, Santi Cosma e Damiano - Il Culto universale dei Santi Medici - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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Isernia, Santi Cosma e Damiano

Il Culto

gni anno, per ricorrenze diverse ed in zone differenti del nostro o di altri Paesi, migliaia di persone abbandonano temporaneamente la loro vita normale e si riversano in santuari e luoghi di culto, mossi da un sentimento religioso fortemente ancorato.

Ad Isernia, nel Molise, esiste uno di questi luoghi. Su di una collinetta posta poco al di fuori del centro abitato, sotto la quale scorre il torrente Carpino, sorge infatti una chiesa, meta annuale di un pellegrinaggio. La chiesa è un eremo spirituale sicuramente nato in sovrapposizione ad un precedente tempio pagano. Poche e controverse sono le notizie storiche relative alla sua fondazione ed al suo sviluppo architettonico, ma dall’esame diretto del monumento si può ritenere con una certa sicurezza che la chiesa cristiana si sia sovrapposta ad un antico tempio pagano.

Il Ciarlanti, nella sua opera “Memorie Istoriche del Sannio” ritiene di poter affermare che il tempio orgininariamente fosse dedicato ad Osiride, figlio di Giove e Niobe; ma tale supposizione è da considerarsi del tutto priva di giustificazione e di fondamento.

Più interessante può ritenersi l’ipotesi di una preesistente venerazione per Priapo, divinità pagana

protettrice dei giardini e della virilità, il cui culto, importato dalla Grecia, fu in uso presso i Romani. A tale proposito appare utile la testimonianza di Sir Guglielmo Hamilton, ambasciatore britannico presso il re di Napoli, il quale, dopo una sua visita al santuario di San Cosma effettuata nel 1778 in occasione della festa del 27 settembre, ritenne opportuno depositare presso l’Accademia di Londra una sua relazione sulle caratteristiche delle cerimonie popolari legate al culto dei due Santi.
Recentemente questa descrizione citata dal Masciotta, è stata pubblicata integralmente nel volume di Knight, “Il culto di Priapo“. La relazione di Hamilton dimostra non solo la permanenza in Isernia di certe tradizioni pagane anche dopo lo sviluppo e la diffusione del cristianesimo, ma anzi conferma che spesso il culto cristiano si è sovrapposto a quello pagano senza rompere con le consuetudini popolari (3)

La stessa scelta dei Santi titolari della chiesa, Cosma e Damiano, appare significativa.

Secondo la tradizione cristiana infatti i due furono medici che dedicarono tutte le loro conoscenze alla guarigione delle malattie dei poveri. Appare pertanto logico che ad essi potesse essere utilmente affidata anche la protezione della fecondità virile, della quale era precedentemente protettore Priapo.
Se questa ipotesi fosse esatta dovrebbe ritrovarsi sicuramente traccia del culto attraverso un’analisi archeologica dell’area del santuario.

Questi saggi sarebbero auspicabili anche per meglio comprendere lo sviluppo architettonico del complesso.

La chiesa esisteva sicuramente già prima del 1130, come afferma il Ciarlanti, ma le dimensioni del suo impianto plani metrico erano certamente ridotte rispetto a quelle attuali.
Dall’esame della pianta non è possibile comprendere se all’origine vi fosse un impianto rettangolare corrispondente alla base di un tempio.

Certamente però il monumento subì radicali trasformazioni nel 1523 in coincidenza dei lavori di restauro

conclusi dal vescovo-cardinale Cristoforo Numaio, sotto il papato di Clemente VII.
Tanto è attestato dalla epigrafe che si legge al di sotto del quadro principale dei due titolari della basilica, sull’altare maggiore:

ECCLESIAM HANC SS COSMAE ET DAMIANO DICATAM A CLEMENTE VII CHRISTO / PHARO NUMAIO CARDINALI ARACOELI ISERNIAE EPISCOPO ADIUVANTE CATHEDRA / LI CAPITULO ANNO 1523 CONCESSAM ET A CLEMENTE VIII SACRIS HORU, SANCT / ORUM BRACHIS ANNO 1602 DITATAM E PRIVILEGIIS DECORATAM CANONICI PIO / RU, ELEEMOSUNIS AC EORUM SUMPTIBUS ET LABORE VETERI DEVASTATA A / FUNDAMENTIS TOTAM ET PICTURIS ORNATAM EREXERE ET A.D. / MDCXXXVIIII COMPLEVERE

Dalla predetta epigrafe ricaviamo pure che a seguito di vari terremoti, forse quelli del 1627, 1629 e 1638,

il complesso venne di nuovo restaurato a spese del Capitolo della Cattedrale e che i lavori si conclusero nel 1639. Al XVI secolo dovrebbe pure risalire la creazione del porticato antistante la facciata e la relativa gradinata esterna, rimaneggiata in questo secolo.

L’interno è formato da una sola aula rettangolare, ricoperta da un pregevole soffitto a cassettoni riccamente decorato e contenente nella parte centrale un ovale con l’immagine dei Santi. Inconsueta è la forma dell’abside maggiore con la sua pianta notevolmente allungata. Questa particolarità potrebbe far supporre che originariamente la zona absidale costituisse la parte interdetta al popolo, riservata solo al clero, assolvendo alle funzioni di presbiterio.


La festa isernina dei SS. Cosma e Damiano si svolge il 26, 27 e 28 settembre di ogni anno. Essa ha avuto

sempre grande risonanza, sia in città che in gran parte del circondario, da dove provengono moltissimi pellegrini; come testimonianza questo breve passo di un articolo del teologo Pasquale Laurelli, che fu Canonico della cattedrale di Isernia: "L'affluenza dei pellegrini, attratti dalla fama dei miracoli che ivi operavano i Santi Martiri, fu sempre nei secoli meravigliosa, sia per il numero stragrande, che si dice nei giorni della loro festa raggiunse anche i ventimila, ma molto più per le distanze che dovevano superare, venendo fin da ottanta chilometri lontano, incontrando innumerevoli disagi e sobbarcandosi a non lievi sacrifici".


Anche oggi i pellegrini sono migliaia. La maggior parte arriva in pullman, altri in auto, quasi nessuno più a

piedi. E' alta la presenza di appartenenti a classi sociali di tipo rurale; ma intervengono anche fedeli provenienti da ceti urbani, i cui modi di esprimersi nella devozione sono molto diversi da quelli dei primi.
La classe rurale è rappresentata per la quasi totalità dai pellegrini che arrivano dalle zone vicine, i quali sono attratti dal mito che deve realizzarsi attraverso il rituale magio-religioso che darà compimento alla festa.
La classe urbana, invece, è rappresentata in modo particolare dal ceto terziario di Isernia, che partecipa più per un certo "coinvolgimento collettivo" (intrinseco alla festività) che per autentica affezione al "rito" e al "mito" che la festa compongono e fanno esistere.

Durante la festa si svolgono numerose cerimonie liturgiche e in chiesa, le donne fedeli innalzano canti rivolti ai due Santi, invocando il loro intervento taumaturgico.

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