Bitonto - Il Culto universale dei Santi Medici - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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Bitonto

Il Culto

n Puglia i luoghi di culto sono numerosi: A Bitonto il culto fu introdotto all'incirca nel XIII-XIV secolo. La prima notizia, in senso assoluto, della presenza di una chiesa dedicata ai due Martiri è riportata nei Registri Angioini e risale al 1270. Al XIV sec. i due Santi sono ritratti in un affresco rinvenuto nella chiesa di San Leucio Vecchio, fondata dal Vescovo Corasio Leucio nel 1299. L’affresco, traslocato e gelosamente custodito presso il Museo Diocesano intitolato al vescovo Aurelio Marena, vero mecenate dell’arte sacra di Bitonto, raffigura i Santi Leucio con Cosma e Damiano. Alla stessa epoca risale un artistico bassorilievo in pietra locale raffigurante i Santi Cosma e Damiano con alcuni devoti, che ricorrono alla loro intercessione per essere guariti.  

28 febbraio 2015
campane a festa per 
Vescovo eletto di Cassano all'Jonio
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Museo Diocesano “Monsignor Aurelio Marena”
Bitonto (Bari)
Esso era situato nell cappella di S. Anna della nobile famiglia Rogadeo. In seguito alla guarigione di un membro della stessa famiglia per intercessione dei Santi Medici, la scultura fu donata alla chiesa a loro dedicata. Oggi la possiamo ammirare sotto l’altare della cripta della Basilica dei SS. Medici. Sempre nel XIV secolo troviamo una chiesa dedicata ai Santi Cosma e Damiano, che fu per moltissimo tempo il centro di diffusione del loro culto e rimase aperta e funzionante fino al 31 gennaio 1631, situata nei pressi della chiesa dedicata a S. Giorgio Martire. Essa viene riportata nei Registri Catastali Angioini del comune di Bitonto sec. XIV-XV, ubicata tra Via Carafa, Via San Giorgio e Via della Lucertola. Di questo centro di culto non resta che il ricordo negli “Atti della Visita Pastorale” realizzata dal Vescovo di Bitonto Cornelio Musso nel 1549, definito dalla gerarchia ecclesiastica “Campione della Controriforma” , passato alla storia per aver tenuto l’orazione inaugurale del Concilio di Trento il 13 dicembre 1545. Il Vescovo Musso attesta, negli “Atti della Visita Pastorale del 1549, che esisteva una chiesetta dedicata ai Santi Cosma e Damiano il cui Rettore era, all’epoca, don Angelo de Leone [73]. La testimonianza storica della presenza di questa chiesetta in onore dei Santi Anàrgiri viene anche documentata dalla Visita pastorale del vescovo Fabrizio Carafa (1622-1651) del 1624. All’interno della chiesa c’erano due statue di media statura in pietra policroma, raffiguranti i Santi Cosma e Damiano che recano nelle loro mani il cofanetto porta-medicinali e la Bibbia. Attualmente le due statue di pietra policroma (cm 90 x 32) sono custodite presso il Museo pinacoteca di Bitonto [148].

Il 31 gennaio 1631 questa chiesetta esisteva ancora, come si rileva dagli “Atti della Santa Visita Pastorale del Visitatore Apostolico mons. Andrea Pierbenedetto, vescovo di Venosa, il quale, oltre a nominarla, fa anche menzione del suo rettore don Lorenzo Iacobuzio. Nel 1659 troviamo l’ultima testimonianza storica della chiesetta nella Visita pastorale del Vescovo Mons. Alessandro Crescenzi: “Visitò la chiesa dei Santi Cosma e Damiano che è un luogo camerale, del quale è rettore il Canonico don Francesco Zecca e visitò il suo altare e non trovò niente per la celebrazione delle messe, e mandò il promotore fiscale a procurarsi le cose necessarie, per portarle nella chiesa di San Giorgio”. Questo ci fa supporre che il culto non veniva più praticato poiché il tempio era in stato di abbandono, sì che il Vescovo Gallo con decreto del 5 novembre 1676 trasferì il culto degli Anàrgiri nella vicina chiesa di San Giorgio Martire, una delle più antiche chiese bitontine, le cui vicende storiche risalgono al 1093.   


Il culto ebbe, almeno per due secoli, un ambito locale; solo ai primi dell'Ottocento il circuito del pellegrinaggio divenne regionale e probabilmente a questa espansione non fu estranea la decisione di spostare lo festa esterna alla terza domenica di ottobre, data che coincideva col periodo della vendemmia. I due santi si trovarono a diventare, così, patroni non solo del paese ma anche di un momento importante del ciclo agrario del territorio pugliese.

L'iconografia dei Santi Medici bitontini non si discosta molto dall'iconografia ufficiale: abiti orientali riccamente ricamati, aureola, palma del martirio nella mano destra e unguentario in quella sinistra. Il santuario bitontino è ricchissimo di testimonianze votive: grossi ceri portati penitenzialmente in processione dai devoti, ex voto anatomici, ori, un centinaio di tavolette dipinte che esemplificano una vasta e varia casistica di incidenti. Il santuario fu eretto a Basilica Pontificia Minore da Paolo VI il 13 febbraio 1975. Nella Basilica sono custodite le reliquie delle braccia dei santi in un apposito reliquiario in argento dorato posto ai piedi dell'altare maggiore. 



Esso era situato nell cappella di S. Anna della nobile famiglia Rogadeo. In seguito alla guarigione di un membro della stessa famiglia per intercessione dei Santi Medici, la scultura fu donata alla chiesa a loro dedicata. Oggi la possiamo ammirare sotto l’altare della cripta della Basilica dei SS. Medici. Sempre nel XIV secolo troviamo una chiesa dedicata ai Santi Cosma e Damiano, che fu per moltissimo tempo il centro di diffusione del loro culto e rimase aperta e funzionante fino al 31 gennaio 1631, situata nei pressi della chiesa dedicata a S. Giorgio Martire. Essa viene riportata nei Registri Catastali Angioini del comune di Bitonto sec. XIV-XV, ubicata tra Via Carafa, Via San Giorgio e Via della Lucertola. Di questo centro di culto non resta che il ricordo negli “Atti della Visita Pastorale” realizzata dal Vescovo di Bitonto Cornelio Musso nel 1549, definito dalla gerarchia ecclesiastica “Campione della Controriforma” , passato alla storia per aver tenuto l’orazione inaugurale del Concilio di Trento il 13 dicembre 1545. Il Vescovo Musso attesta, negli “Atti della Visita Pastorale del 1549, che esisteva una chiesetta dedicata ai Santi Cosma e Damiano il cui Rettore era, all’epoca, don Angelo de Leone [73]. La testimonianza storica della presenza di questa chiesetta in onore dei Santi Anàrgiri viene anche documentata dalla Visita pastorale del vescovo Fabrizio Carafa (1622-1651) del 1624. All’interno della chiesa c’erano due statue di media statura in pietra policroma, raffiguranti i Santi Cosma e Damiano che recano nelle loro mani il cofanetto porta-medicinali e la Bibbia. Attualmente le due statue di pietra policroma (cm 90 x 32) sono custodite presso il Museo pinacoteca di Bitonto [148].

Il 31 gennaio 1631 questa chiesetta esisteva ancora, come si rileva dagli “Atti della Santa Visita Pastorale del Visitatore Apostolico mons. Andrea Pierbenedetto, vescovo di Venosa, il quale, oltre a nominarla, fa anche menzione del suo rettore don Lorenzo Iacobuzio. Nel 1659 troviamo l’ultima testimonianza storica della chiesetta nella Visita pastorale del Vescovo Mons. Alessandro Crescenzi: “Visitò la chiesa dei Santi Cosma e Damiano che è un luogo camerale, del quale è rettore il Canonico don Francesco Zecca e visitò il suo altare e non trovò niente per la celebrazione delle messe, e mandò il promotore fiscale a procurarsi le cose necessarie, per portarle nella chiesa di San Giorgio”. Questo ci fa supporre che il culto non veniva più praticato poiché il tempio era in stato di abbandono, sì che il Vescovo Gallo con decreto del 5 novembre 1676 trasferì il culto degli Anàrgiri nella vicina chiesa di San Giorgio Martire, una delle più antiche chiese bitontine, le cui vicende storiche risalgono al 1093.   


Il culto ebbe, almeno per due secoli, un ambito locale; solo ai primi dell'Ottocento il circuito del pellegrinaggio divenne regionale e probabilmente a questa espansione non fu estranea la decisione di spostare lo festa esterna alla terza domenica di ottobre, data che coincideva col periodo della vendemmia. I due santi si trovarono a diventare, così, patroni non solo del paese ma anche di un momento importante del ciclo agrario del territorio pugliese.

L'iconografia dei Santi Medici bitontini non si discosta molto dall'iconografia ufficiale: abiti orientali riccamente ricamati, aureola, palma del martirio nella mano destra e unguentario in quella sinistra. Il santuario bitontino è ricchissimo di testimonianze votive: grossi ceri portati penitenzialmente in processione dai devoti, ex voto anatomici, ori, un centinaio di tavolette dipinte che esemplificano una vasta e varia casistica di incidenti. Il santuario fu eretto a Basilica Pontificia Minore da Paolo VI il 13 febbraio 1975. Nella Basilica sono custodite le reliquie delle braccia dei santi in un apposito reliquiario in argento dorato posto ai piedi dell'altare maggiore. 



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