Biografia - Il Culto universale dei Santi Medici - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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Biografia

oco si conosce con certezza della vita dei santi Cosma e Damiano, che per la loro professione sono stati dichiarati protettori dei medici,  farmacisti e barbieri (i quali, nel Medioevo, praticavano la cosiddetta "medicina minore"), oltre a essere i patroni della Boemia.


Lo scritto agiografico più antico risale al vescovo Teodoreto, che resse dal 440 al 458 la città episcopale di Ciro (o Kyros), importante centro commerciale della Siria, dove si apprende che i santi nacquero in Arabia nella seconda metà del III secolo ed erano fratelli.
A questo proposito, taluni studiosi, vedendo in loro la rivisitazione cristiana del mito dei Dioscuri (Castore e Polluce), hanno alimentato la credenza che i santi fossero gemelli, ma nessuna fonte lo conferma, così come nemmeno si sa se fossero davvero fratelli o se Teodoreto intendesse, con questo termine, indicare che erano "fratelli di Cristo", tanto più che - come si vedrà - anche le tre persone che subirono il martirio assieme a Cosma e Damiano sono indicati come "fratelli". Del resto, tutta la vita dei santi sembra essere basata sulle tradizioni pagane - non solo Castore e Polluce, ma anche il dio Asclepio (Esculapio in latino), Iside e Serapide, che guarivano anch'essi gratuitamente - tanto da far supporre un'accorta regia da parte della Chiesa, preoccupata di cristianizzare leggende troppo radicate per essere cancellate senza traumi.

La tradizione afferma che Cosma e Damiano erano figli di cristiani: il padre, convertitosi poco tempo dopo la loro nascita, morì durante una persecuzione in Cilicia; la madre, Teodota (o Teodora), da più tempo cristiana, si occupò della loro prima educazione.
Dopo aver imparato in Siria, le scienze mediche [
5], i fratelli esercitarono la professione nelle città di Egea, in Cilicia, e a Ciro: Teodoreto scrisse che essi cacciavano «tutte le infermitadi, non solamente da gli uomini, ma eziandio da le bestie, facendo tutto in dono». Infatti, Cosma e Damiano curavano qualunque malattia (in particolar modo, pare, ai reni, alla gola, peste e idropisia) senza chiedere né denaro né beni in cambio. Ciò valse loro l'appellativo di "anargiri" (privi di denaro) con cui sono passati alla storia: un comportamento, questo, che corrispondeva a un'esortazione di Esculapio («Darete delle cure gratuitamente, se c'è da soccorrere un povero o uno straniero, perché dove c'è l'amore degli uomini c'è l'amore dell'arte») consona all'insegnamento cristiano. Alcuni testi non storicamente fondati accennano a un farmaco di loro invenzione, l'Epopira, ma la Chiesa preferisce sottolineare che i fratelli guarivano sì il corpo, ma soprattutto l'anima, perché essi agivano invocando il nome vivificante di Cristo e con la predicazione del Vangelo. I malati trovavano così guarigione e conforto e, se pagani, si convertivano al cristianesimo.

Tra gli interventi di Cosma e Damiano, il Sinassario della Chiesa di Costantinopoli ricorda la guarigione dell'emorroissa Palladia, una donna che, in segno di ringraziamento, volle ricompensarli con tre uova. Ricevuto un netto rifiuto, la donna insistette, scongiurandoli di prendere quel piccolo dono in nome di Cristo e Damiano, di nascosto dal fratello, accettò l'offerta per non essere scortese con Palladia e per non dare l'impressione di spregiare il nome di Cristo. Saputo l'accaduto, Cosma rimproverò aspramente Damiano e - così racconta la tradizione - ordinò ai seguaci che, quando fosse giunta l'ora, non venissero sepolti accanto.

Durante l'impero di Diocleziano, in esecuzione all'editto del 23 febbraio 303 e su ordine di Lisia, prefetto romano in Cilicia, Cosma e Damiano furono arrestati con l'accusa di perturbare l'ordine pubblico e di professare una fede religiosa vietata. Invitati ad abiurare per aver salva la vita, i fratelli rifiutarono e furono condannati a torture così atroci che su alcuni martirologi è scritto che essi furono «martiri cinque volte». Qualche testo indica erroneamente il 287 come l'anno del loro martirio.


Pur rispettando la regola dell'essere stati «martiri cinque volte», la successione e il tipo di supplizi subiti da Cosma e Damiano differiscono secondo le fonti. Furono lapidati ma le pietre rimbalzavano contro i soldati.
Furono crudelmente fustigati (tortura tanto dolorosa che era proibita nei confronti dei cittadini romani) o, secondo altri racconti, furono crocefissi e bersagliati dai dardi di quattro cavalieri, ma le lance rimbalzavano senza riuscire a far loro alcun male.
Furono gettati in mare da un alto dirupo con un macigno appeso al collo, ma, miracolosamente, i legacci si sciolsero e i fratelli riafforarono accolti a riva dai fedeli festanti e inneggianti Dio.
Di nuovo arrestati, furono incatenati e messi in una fornace ardente, ma il fuoco non li lambì.
Cosma e Damiano vennero infine decapitati, secondo l'uso riservato ai romani, assieme ai fratelli Antimo, Leonzio ed Eupreprio [
43], come indicato in una Passio araba.

I fedeli portarono i corpi a Ciro, la città in cui i santi avevano esercitato la medicina, ma ricordando l'ordine di Cosma - di non essere sepolto vicino al fratello - e non sapendo che Cosma aveva visto in sogno Dio che gli ordinava di perdonare Damiano, i fedeli si apprestarono a preparare due sepolcri. In quel momento, apparve un cammello che, con voce umana, gridò loro di riunire i fratelli, perché il loro merito era stato uguale («Nolite eos separare a sepoltura, quia non sunt separati a merito») in quanto Damiano aveva accettato l'offerta di Palladia per non umiliarla, non certo per essere pagato.

Sulla loro tomba fu eretta una grande chiesa, che divenne meta di pellegrinaggio. Qui, nella seconda metà del VI secolo, come ha lasciato scritto Procopio di Cesarea, si recò l'imperatore Giustiniano - il restauratore dell'impero romano d'Oriente - per ringraziare i santi fratelli della guarigione da una grave malattia e, in segno di riconoscenza, fece ampliare la chiesa e ordinò la fortificazione della città.

Interventi miracolosi, che a volte arricchiscono l'iconografia - quasi esclusivamente occidentale - che riguarda Cosma e Damiano, sono dedotti dalla Legenda aurea scritta da Jacopo da Varazze nel 1255, una specie di summa delle credenze sulle vite dei santi che circolavano nel Medioevo, e altri testi manoscritti che la ricalcano. Tali credenze, pur essendo spesso fantasiose, assumono connotazioni interessanti per lo studio delle tradizioni e per l'agiologia.
Avvenuto dopo la morte dei santi anargiri è il miracolo della fuoriuscita di un serpente introdottosi nella gola di un contadino appisolato, che dopo alcune ore, quando i dolori si fecero lancinanti, si recò nella chiesa dedicata a Cosma e Damiano per invocare la loro intercessione e dopo poco si addormentò: il serpente uscì vivo dal suo stomaco.
Un altro famoso miracolo è il trapianto di una gamba di un etiope di pelle scura su un malato di pelle chiara sotto l'occhio vigile degli angeli. Il malato (che si racconta essere il sacrestano della prima basilica romana dedicata ai santi), risvegliatosi guarito, prese a saltellare sul letto e la gente, stupefatta, corse al cimitero di San Pietro in Vincoli a vedere il donatore morto, che riposava in pace con... una gamba nera e una, visibilmente malata, bianca.

Il culto dei santi Cosma e Damiano si diffuse in seguito all'intensificarsi degli scambi commerciali tra Oriente e Occidente. A Roma, papa Simmaco (498-515) fece erigere in loro onore una cappella vicino alla basilica di Santa Maria Maggiore e papa Felice IV (525-530) dispose la traslazione delle loro reliquie (528) e la realizzazione di una basilica, ancora oggi esistente nel Foro romano, ricavata in un complesso civico donato al papa dalla figlia di Teodorico, Amalasunta, regina dei Goti: era la prima chiesa cristiana nel centro di Roma. Nel suo catino absidale si può ancora ammirare il grande mosaico dell'epoca di Felice IV, raffigurante un maestoso Cristo su un tappeto di nuvole rosa e celesti, cui gli apostoli Pietro e Paolo (di maggiori dimensioni e posti ai lati del Salvatore) presentano, rispettivamente, i santi Cosma e Damiano - con i simboli specifici del martirio e del mestiere - accompagnati, all'esterno, dal soldato san Teodoro (fino al IX secolo unico martire militare universalmente venerato e considerato patrono dell'esercito bizantino) e da papa Felice IV con in mano il modello della chiesa. E' da notare come le grandi figure siano rappresentate con movenze, nella persona e nelle vesti, che riportano ai canoni artistici tardoromani, e si staglino su un fondo di colore blu cobalto, al contrario dell'astrazione simbolica e del fondo oro che caratterizzano i mosaici bizantini di poco successivi e visibili nella stessa basilica, nell'arcone absidale.

Infine, papa Gregorio Magno (590-604) collocò i resti di Cosma, Damiano e dei tre compagni di martirio nel pozzetto dell'antico altare situato nella cripta. Una ricognizione effettuata il 24 maggio 1924 per ordine di papa Pio XI trovò le ossa dei martiri, che furono collocate in una nuova urna, e una cassetta d'argento contenente le reliquie dell'apostolo Matteo, fatto che conferma la particolare devozione riservata a Cosma e Damiano fin dai tempi antichi, considerati importanti quasi quanto gli apostoli.

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